Archive for the ‘società’ Category

Sanremo 2010: la prima serata.

Wednesday, February 17th, 2010

Si rinnova l’appuntamento con il festival più festival della radiotelevisione italiana! L’incipit a cura della premiata coppia Bonolis & Laurenti toglie spazio e senso al rosso acceso di Sua Gestazione Antonellina Tesoro Clerici, sempre spontanea e convincente come le scuse del papa agli ebrei. Su tutta la prima serata sembra aleggiare l’ombra di Morgan: nel commosso ricordo della conduttrice, nelle esibizioni acide di certi cantanti, nei bilanci della famiglia Cassano, nel fumo coreografico che ogni tanto sbuffa fuori dal fondale. Tutto il resto è mòseca, o quasi.

SANREMO 2010: PRIMA SERATA (da corriere.it)

Ti che te tachi i Takk. Si chiama ancora festival della canzone italiana ma l’esterofilia dilaga. Lo stacchetto ufficiale (quello che rimpiazza il nazional-pippobaudiano ma originale Perché Sanremo è Sanremo) è preso dal brano Hoppípolla dei Sigur Rós, un gruppo islandese. La prima canzone del festival è cantata in inglese da Luca Laurenti. Le trombe del giudizio della giuria ricalcano le note iniziali di Fanfare for the common man (!) di Copland. Nino D’Angelo canta in napoletano. Antonio Cassano si esprime in una lingua diversa dalla nostra. Insomma, avanti così.

La tua nonnetta sempre. Il look di Irene Grandi deve averlo studiato un Carlo Rambaldi triste. Smagrita, invecchiata, imbruttita, baustellata, la cantante toscana punta evidentemente a rimpiazzare la Montessori sulle mille lire.

Lasciatelo stonare. Toto Cutugno verrà ricordato per essere stato il primo a portare la dodecafonia al festival. O forse il secondo.

Le matte Arisate. Seria preoccupazione desta l’escalation del look di Arisa, la cui chioma passa da una frangetta ben stesa a un nido di quaglie calpestato, i cui occhiali passano dal nero spigoloso a due hula hoop in stile Ciancimino jr. Preallertiamo i cani in aeroporto e confidiamo in un effetto Morgan anche per lei. O magari in un duetto con Zarrillo.

Su di noi nemmeno i Savoia. Dopo l’esibizione di Pupo e di Emanuele Filiberto non si sa bene come abbia votato la giuria demoscopica ma pare che abbia vinto la Repubblica.

Si sta come foglie, e poi. La Ayane è bravina ma da quando mi hanno detto che sta con Cremonini è precipitata giù giù nella mia personale classifica di gradimento, ora viene subito dopo Anna Identici. La sua canzone purtroppo è debole e banalotta. In compenso la sua acconciatura era degna di Grace Jones. O di Andrea Lucchetta.

Englaro que si. A dir la verità, Povia ormai è diventato prevedibile. L’aspetto più positivo del suo brano è il ritorno della vocalist malmostosa, che tanti upskirt ci ha saputo regalare in passato.

Moroelettrico è laggiù. Fabrizio Moro ha chiuso le ostilità canore con un brano più dinamico e allegro del previsto. Come è già stato fatto notare, a quanto pare s’è magnato li Sud Sound System tutti interi e sul palco dimostra di averli graditi.

Corpo grosso. Il momento più audace del festival è il burlesque di Dita von Teese. Sensuale come una multa sul cruscotto, la ex del sobrio Marylin Manson si esibisce sorridente nel solito togli-togli-ma-non-troppo per poi sguazzettare felice nel bicchierone mezzo vuoto. La Clerici ha preso appunti e domani ripeterà il numero, in arrivo a Sanremo una botte in acciaio zincato donata dal sig. Tavernello. L’ultima sera toccherà a Sandra Milo, in collegamento esterno da Bracciano, pare.

Alla fine della fiera, eliminati (giustamente) Pupo e i suoi nostalgici, Nino D’Angelo e Toto Cutugno.

Il festival è anche su FriendFeed! Per esempio qui e qui.

Pensieri del nuovo imbrunire.

Saturday, February 7th, 2009

Molti si sforzano di immaginare cosa stia provando in questi momenti Beppino Englaro.

Io, almeno per un momento, vorrei anche sforzarmi di immaginare cosa stiano provando gli operai in bilico sui ponteggi, i terremotati senza casa, gli agenti di pattuglia, i negozianti taglieggiati e rapinati, gli imprenditori minacciati dalla mafia, i senza tetto, i clandestini, i violentati, i disabili, gli anziani, i deboli…
Chissà cosa provano loro, nell’osservare lo “sforzo titanico” che il governo sta compiendo per “salvare” Eluana.
Chissà cosa provano loro, che ogni giorno rischiano di morire tra indifferenza e omertà.
Chissà cosa provano loro, che non volevano morire.
Chissà cosa provano loro, che la politica poi commemora sempre volentieri, davanti ai microfoni. Con un sorriso. E un amen.

Non è mai troppo tardi.

Friday, February 6th, 2009

la voce del partigiano italiano

Sembrava che a quelli della mia generazione
non fosse concessa questa sorte.
Invece no, siamo ancora in tempo.
Noi, sì, proprio noi.
Ora lo sappiamo.
Tutto sembra confermarlo.
Anche noi presto potremo dire:

«Io sono un Partigiano!»

E alcuni di noi riusciranno a raccontarlo.

La carta della bontà.

Thursday, November 13th, 2008

paper waste

Il Natale si avvicina e aumenta la quantità di carta che trovo ogni giorno in casella. Sembra proprio che per accogliere degnamente il Bambinello le organizzazioni benefiche facciano a gara a chi spedisce più materiale informativo. Tonnellate di paglia patinata dai formati più diversi con cui si potrebbero foderare le mangiatoie di tutti i presepi del paese.
Due gli elementi ricorrenti: la convincente lettera «Caro amico…» firmata a stampa dal presidente dell’organizzazione e la mezza dozzina di bollettini pre-compilati con cui effettuare i versamenti.

Care ONLUS che mi scrivete, permettetemi una domanda banale: perché sprecate così tanti soldi in carta? Io i miei versamenti li farò, come ogni Natale. Mandatemi UN bollettino postale all’anno, sarà sufficiente.
Lo so, i vostri strateghi del marketing vi hanno detto che per aumentare gli incassi bisogna tempestare per posta i potenziali donatori, specie quando promettono di essere più buoni. Così, mentre persino le banche si dimostrano “green” e permettono di ricevere online diverse comunicazioni, voi ONLUS continuate a destinare al macero buona parte dei vostri fondi. E piazzate in piccolo, accanto al mio nominativo pre-stampato, un codicillo apparentemente incomprensibile che vi permetterà di affinare le analisi. È così che funziona il mercato della bontà, a quanto pare.

Ma, come dicevo, il Natale si avvicina e non possiamo non essere tutti più buoni. Per questo eviterò di chiedermi come mai ogni anno all’elenco delle organizzazioni che mi scrivono se ne aggiunga almeno una. Io non la conosco ma lei sa come mi chiamo e dove vivo. Sa che sono generoso, o almeno lo spera, per questo mi manda anche il suo bollettino postale e mi ringrazia sulla fiducia.
Però chissà come ha fatto ad avere i miei dati – c’è gente con pochi scrupoli che compra e vende indirizzi sottobanco, ma un’organizzazione seria non lo farebbe mai. Vero?

Care ONLUS, per quest’anno ormai è troppo tardi ma dall’anno prossimo da voi riceverò molta meno carta e molte più e-mail – perché un indirizzo e-mail ce l’ho, sapete, anche se non me l’avete mai chiesto – ne sono sicuro. Così come sono certo che un giorno per premio stamperete sugli opuscoli le facce sorridenti dei vostri migliori marketing analyst anziché i volti scavati di quei poveri bambini tristi e sofferenti – ma questo è un discorso su cui varrà la pena tornare…

Per un soldo bucato.

Sunday, September 21st, 2008

Stamattina ho subìto un piccolo furto al supermercato. Ecco com’è andata.

Caricati in macchina i sacchi della spesa appena fatta, vado a rimettere a posto il carrello come di consueto. Effettuato un po’ a fatica l’aggancio con un altro carrello, al momento di recuperare la “cauzione” mi accorgo che al posto della moneta da 1 Euro messa in precedenza c’è una rondella di metallo.
Questa:

rondella (il corpo del reato)

Perplesso, metto in tasca il dischetto di metallo e salgo in macchina. Poi penso che sarebbe meglio avvertire la direzione, così torno al supermercato e inizio a raccontare l’accaduto alla vice-direttrice. Non servono grandi spiegazioni: lei da un cassetto tira fuori una rondella identica alla mia e mi informa che sono il secondo a cui capita oggi. Incasso il suo «mi dispiace» e me torno a casa, con la mente occupata da due pensieri.

Il primo pensiero riguarda l’aver visto il probabile “colpevole”. Un tipo oltre la cinquantina, tozzo, capelli bianchi, abbigliamento comune, aria inquieta. Si aggirava veloce per i corridoi senza carrello né cestino né altro, come se stesse cercando qualcuno. L’avevo notato mentre facevo la spesa e l’avevo mentalmente schedato tra le persone da “tenere d’occhio” qualora si fosse avvicinato troppo a me o a qualcun’altro nei pressi. A un certo punto l’ho visto uscire dal supermercato senza aver comprato nulla. Ma mai e poi mai avrei immaginato che il suo obiettivo fossero le monete dei carrelli lasciati incustoditi.

Il secondo pensiero riguarda le modalità del furto. Non dev’essere facile riuscirci senza farsi notare, in mezzo a così tanta gente. Immagino abbia usato un cacciavite o qualcosa di simile per sbloccare il meccanismo. Ma soprattutto: quanti “colpi” può aver messo a segno quell’uomo stamattina? Non più di quattro o cinque, direi. Una decina se è nipote di Arsenio Lupin. In pratica, un bottino stimabile in meno di dieci Euro a fronte di un rischio davvero alto (si sa che i supermercati non sono teneri con i ladruncoli, qualunque cosa essi abbiano sottratto).
Cosa può aver spinto quell’uomo non più giovane a fare una cosa del genere? Un desiderio di sfida? L’indigenza? La fame?

Chissà. Di sicuro d’ora in poi baderò a non perdere mai di vista il mio carrello.
E mi torna in mente un episodio di qualche mese fa, quando non riuscivo a trovare lo zafferano. Dopo diversi minuti di inutili ricerche ho finalmente chiesto indicazioni a un commesso, il quale mi ha detto di rivolgermi alla cassa centrale. La cassa centrale?! Ebbene sì, le bustine di zafferano erano lì, accanto alle bottiglie di champagne e ad altre merci di pregio, inaccessibili ai clienti, sotto lo sguardo costante del personale.

Quest’oggi volevo dedicare un po’ di tempo a cercare informazioni sui prezzi degli ultimi lettori mp3 e dei televisori LCD Full-HD. Ma mi è passata la voglia.