Archive for the ‘persone’ Category

The sound of silence.

Thursday, October 8th, 2009

broken headphones

Ha raccolto da terra quegli auricolari e se li è messi in tasca. Poi ha tirato fuori le due cuffiette e se l’è sistemate nelle orecchie. Ha fatto tre fermate così, seduto come gli altri, con gli occhi chiusi.

Nostalgia canaglia.

Thursday, February 5th, 2009

Aspettava anche lui sulla banchina della metropolitana. L’ho notato perché esibiva una cura maniacale nel liberare dal cellophane la rivista che aveva in mano. Conclusa l’operazione ha baciato la copertina e ha iniziato a sfogliare lentamente le pagine osservandole con attenzione.

Spinto dalla curiosità mi sono avvicinato, con circospezione, fino a poter leggere il titolo.

Era un fascicolo della collana “Hitler e il Terzo Reich”.

Tre finestre sulla TV.

Saturday, July 12th, 2008

Oggi mi sono affacciato tre volte sulla TV e i suoi programmi. Ecco cosa ho visto.

Non sono un appassionato di animali ma Pongo & Peggy mi è piaciuto. Semplice e spontaneo, il recente programma di RaiUno si occupa dei nostri amici a quattro zampe senza retorica da prima serata (vedi Mi fido di te) né rocciosi attivismi (vedi certe pasionarie dell’animalesimo catodico).
Elisa Isoardi La conduttrice – Elisa Isoardi, già notata non molto tempo fa in Italia che vai insieme all’eclettico Guido Barlozzetti – è spigliata e misurata. Si fanno però apprezzare in particolar modo i consigli dispensati dagli esperti, una veterinaria e un comportamentalista, che finalmente – finalmente! – insegnano senza remore ad adulti e bambini come comportarsi correttamente con le bestiole domestiche in carne e ossa che hanno in casa (e non con i cartoni animati della loro fantasia).
Nell’insieme il programma riesce a riconciliare con il vicino mondo animale anche chi, come me, non lo ha mai frequentato molto, e soprattutto fornisce esempi e informazioni utili a evitare inconvenienti piccoli e grandi, come certi incidenti dovuti all’ignoranza dei padroni («…ma finora era sempre stato buonissimo con i bambini…»).

logo Su al sud

Su RaiDue, nell’ambito del ciclo Su al sud (a sua volta collocato in quello Nati in Italia) è andata in onda la replica di un bel documentario sulla Sicilia: “Luoghi e luoghi comuni“. Attraverso immagini e conversazioni recenti e non (Domenico Modugno, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Pino Caruso, Leo Gullotta, Gianfranco Jannuzzo, Maria Grazia Cucinotta e altri) il programma ha sorvolato con leggerezza e cognizione di causa i cardini di una mentalità meridionale troppo spesso fraintesa e bistrattata. Il rapporto con la morte, quello con la vita, la voce e il silenzio. Un documentario da cineteca, sobrio e malinconico, firmato da Edmondo Berselli.

Gianfranco FunariOggi è morto Gianfranco Funari. Il “giornalaio” dalla parte della ggente. Lottava da diverso tempo con una salute piuttosto precaria. In queste ore giornali e televisioni lo stanno abbondantemente ricordando e celebrando, con la dose di retorica prescritta in casi come questi.
Io preferisco ricordarlo nella sua ultima, sfortunata conduzione televisiva: Apocalypse show. Una scommessa, un progetto molto interessante (firmato da Diego Cugia) presto naufragato sugli scogli dei bassi ascolti e poi snaturato e tenuto artificialmente in vita ancora poche puntate per volere dell’insensibile establishment di RaiUno. Un tristissimo calvario artistico che l’inamovibile Del Noce avrebbe potuto risparmiare a un uomo come Funari.
Vorrei dire a Cugia (ma anche a Esther Ortega e a Fabio De Luigi) che la loro coerenza è stata apprezzata e che il loro tentativo non sarà dimenticato, anche per l’affetto per molti versi riservato a Funari nei panni di quel saggio e malinconico vecchietto su trono a rotelle, alle prese con il tempo che fugge.
Vorrei dire a Funari – ora che la fine del mondo per lui è arrivata davvero, ora che gli avvoltoi possono sgombrare il campo – che guardavo Aboccaperta, che simpatizzavo per la sua popolare e dolorosa verve, e che condividevo alcune delle sue battaglie. A Morena Zapparoli rivolgo un pensiero affettuoso.

Quanta strada nei miei sandali.

Tuesday, July 8th, 2008

old car

Il mio rapporto con le automobili è piuttosto distaccato, delicato, spesso problematico ma privo di quella passione che quasi sempre lega maschietti e motori. Non che l’auto sia per me un elettrodomestico qualunque, ma quasi.
Eppure sono automunito, più per consuetudine sociale che per convinzione, e perciò costretto ad assecondare bisogni e bisognini del mezzo a quattro ruote: carburante, bollo, assicurazione, tagliando, revisione…

Ecco, proprio oggi mi sono tolto un gran peso: tagliando annuale e revisione in un colpo solo (sì, anche il bollino blu). Il sollievo è particolarmente intenso perché avevo completamente dimenticato la necessità burocratica di far revisionare periodicamente la vettura alle scadenze stabilite, perciò circolavo da qualche mese spensierato e fuori norma, esposto al rischio di multe epocali. Me ne sono accorto con orrore pochi giorni fa.

Dicevo, mi sono recato di buon mattino presso l’officina del concessionario – o concessionaria? è un’entità che nel frasario delle pubblicità ogni tanto cambia sesso –, ho lasciato lì la macchina e nel tardo pomeriggio sono passato a riprendermela. Tutto a posto, come sempre. Spesa finale superiore al preventivo, come sempre.

Oggi però ho dovuto fare i conti anche con l’ironia dell’addetto alla riconsegna auto, quella figura quasi mitologica capace di estrarre con nonchalance un qualunque mezzo da un mosaico fitto fitto di altre lamiere, che io a dover fare la stessa operazione ci metterei sessantaquattromila micromanovre e suderei almeno sette camicie – per non parlare di probabili strisciate e bolli distribuiti qua e là come fossero coriandoli a carnevale.

Ecco, quell’omino in tuta e berrettino d’ordinanza mi ha riportato lesto l’auto mettendola in posizione per l’uscita sicura dall’officina, ma per farlo non ha potuto non accenderla, e accendendola non ha potuto non illuminare il quadro, e in mezzo al quadro c’è il contachilometri, che non ha potuto non leggere.
Ecco perché ha cominciato a dispensare commenti vagamente canzonatori al mio indirizzo:

Non la usa spesso, vero?
Lo sa, la sua è più nuova di quelle che abbiamo su [in esposizione, N.d.B.].
Ci rivediamo tra un anno, perché se le dico tra 15.000 chilometri non ci rivedremo mai più.

e via di questo passo.

Io già alla seconda frecciatina meditavo sul da farsi. Esclusa l’opzione “sguardo improvviso da psicopatico assassino”, avrei magari potuto zittirlo facendo pesare un qualche titolo accademico, ma non sarebbe stato elegante né appropriato. Altro non mi è venuto in mente, così me ne sono uscito con una frase di questo tipo:

Vede, io viaggio più spesso con l’immaginazione, la fantasia.

Silenzio. Da sotto la visiera del berrettino d’ordinanza due occhi mi hanno guardato fissi fissi, seri seri, per qualche secondo. Poi ho riavuto nel palmo della mano le chiavi del mio fido autoveicolo revisionato e tagliandato e ho quindi imboccato a 60 all’ora la rampa di uscita – non prima di aver riportato il sedile di guida due o tre tacche indietro.

Ripensandoci, c’era spazio per dirottare il discorso su argomenti meno spinosi (che so, il concetto di carburatore per esempio) e così rimanere amici, o almeno in rapporti cordiali. Ma io non ho amici meccanici, non ne ho mai avuti, e riparazioni e ricambi li ho sempre dovuti pagare a prezzo pieno, e magari qualcosa in più.
Come quella volta che ho dovuto cambiare la batteria della Uno proprio sotto Natale.
Ma questa è un’altra storia.