Archive for the ‘incongruenze’ Category

La carta della bontà.

Thursday, November 13th, 2008

paper waste

Il Natale si avvicina e aumenta la quantità di carta che trovo ogni giorno in casella. Sembra proprio che per accogliere degnamente il Bambinello le organizzazioni benefiche facciano a gara a chi spedisce più materiale informativo. Tonnellate di paglia patinata dai formati più diversi con cui si potrebbero foderare le mangiatoie di tutti i presepi del paese.
Due gli elementi ricorrenti: la convincente lettera «Caro amico…» firmata a stampa dal presidente dell’organizzazione e la mezza dozzina di bollettini pre-compilati con cui effettuare i versamenti.

Care ONLUS che mi scrivete, permettetemi una domanda banale: perché sprecate così tanti soldi in carta? Io i miei versamenti li farò, come ogni Natale. Mandatemi UN bollettino postale all’anno, sarà sufficiente.
Lo so, i vostri strateghi del marketing vi hanno detto che per aumentare gli incassi bisogna tempestare per posta i potenziali donatori, specie quando promettono di essere più buoni. Così, mentre persino le banche si dimostrano “green” e permettono di ricevere online diverse comunicazioni, voi ONLUS continuate a destinare al macero buona parte dei vostri fondi. E piazzate in piccolo, accanto al mio nominativo pre-stampato, un codicillo apparentemente incomprensibile che vi permetterà di affinare le analisi. È così che funziona il mercato della bontà, a quanto pare.

Ma, come dicevo, il Natale si avvicina e non possiamo non essere tutti più buoni. Per questo eviterò di chiedermi come mai ogni anno all’elenco delle organizzazioni che mi scrivono se ne aggiunga almeno una. Io non la conosco ma lei sa come mi chiamo e dove vivo. Sa che sono generoso, o almeno lo spera, per questo mi manda anche il suo bollettino postale e mi ringrazia sulla fiducia.
Però chissà come ha fatto ad avere i miei dati – c’è gente con pochi scrupoli che compra e vende indirizzi sottobanco, ma un’organizzazione seria non lo farebbe mai. Vero?

Care ONLUS, per quest’anno ormai è troppo tardi ma dall’anno prossimo da voi riceverò molta meno carta e molte più e-mail – perché un indirizzo e-mail ce l’ho, sapete, anche se non me l’avete mai chiesto – ne sono sicuro. Così come sono certo che un giorno per premio stamperete sugli opuscoli le facce sorridenti dei vostri migliori marketing analyst anziché i volti scavati di quei poveri bambini tristi e sofferenti – ma questo è un discorso su cui varrà la pena tornare…

Semi di guerra e pace.

Friday, July 4th, 2008

seeds in hands

Ieri sera a SuperQuark è andato in onda un interessante servizio sulle banche dei semi a tutela della biodiversità. Si è parlato per esempio della più grande banca fitogenetica del mondo, recentemente inaugurata in Norvegia. C’è stato però anche un breve accenno a un’analoga realtà italiana, molto meno edificante…

Sulla base di quel poco che avevo intrasentito, ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato un articolo che racconta i particolari del “fattaccio”. A quanto si legge è l’ennesima vicenda italiana in cui l’eccellenza della Ricerca cede il passo a sciocche lotte di potere, massimizzando il danno. Niente di nuovo sotto il sole, tuttavia può essere utile fermarsi a riflettere anche su episodi apparentemente marginali come questo.

La guerra dei semi. L’arca dei vegetali distrutta dalla rivalità tra due professori

A Bari era custodito un tesoro. Ottantamila semi di piante in via d’estinzione raccolti in tutto il mondo e gelosamente conservati nelle celle refrigerate dell’Istituto di Germoplasma dal 1969. Era la culla della biodiversità mondiale e del suo patrimonio genetico. Ora il tesoro di Bari non esiste più. O quasi. Il 40% dei semi è morto, gli altri che restano sono moribondi.

(via Arianna Editrice)