Archive for the ‘imprevisti’ Category

Voci dallo spazio.

Monday, July 20th, 2009

Sono trascorsi quarant’anni dal primo sbarco sulla Luna. Un anno più tardi un’altra missione avrebbe incontrato qualche problemino in più. Questo 45 giri, così indecifrabile e misterioso per le mie orecchie di bimbo, raccoglie le voci del dramma che ormai tutti conosciamo. È il mio modo per ricordare questo evento.

SOS dallo spazio

Nostalgia canaglia.

Thursday, February 5th, 2009

Aspettava anche lui sulla banchina della metropolitana. L’ho notato perché esibiva una cura maniacale nel liberare dal cellophane la rivista che aveva in mano. Conclusa l’operazione ha baciato la copertina e ha iniziato a sfogliare lentamente le pagine osservandole con attenzione.

Spinto dalla curiosità mi sono avvicinato, con circospezione, fino a poter leggere il titolo.

Era un fascicolo della collana “Hitler e il Terzo Reich”.

Per un soldo bucato.

Sunday, September 21st, 2008

Stamattina ho subìto un piccolo furto al supermercato. Ecco com’è andata.

Caricati in macchina i sacchi della spesa appena fatta, vado a rimettere a posto il carrello come di consueto. Effettuato un po’ a fatica l’aggancio con un altro carrello, al momento di recuperare la “cauzione” mi accorgo che al posto della moneta da 1 Euro messa in precedenza c’è una rondella di metallo.
Questa:

rondella (il corpo del reato)

Perplesso, metto in tasca il dischetto di metallo e salgo in macchina. Poi penso che sarebbe meglio avvertire la direzione, così torno al supermercato e inizio a raccontare l’accaduto alla vice-direttrice. Non servono grandi spiegazioni: lei da un cassetto tira fuori una rondella identica alla mia e mi informa che sono il secondo a cui capita oggi. Incasso il suo «mi dispiace» e me torno a casa, con la mente occupata da due pensieri.

Il primo pensiero riguarda l’aver visto il probabile “colpevole”. Un tipo oltre la cinquantina, tozzo, capelli bianchi, abbigliamento comune, aria inquieta. Si aggirava veloce per i corridoi senza carrello né cestino né altro, come se stesse cercando qualcuno. L’avevo notato mentre facevo la spesa e l’avevo mentalmente schedato tra le persone da “tenere d’occhio” qualora si fosse avvicinato troppo a me o a qualcun’altro nei pressi. A un certo punto l’ho visto uscire dal supermercato senza aver comprato nulla. Ma mai e poi mai avrei immaginato che il suo obiettivo fossero le monete dei carrelli lasciati incustoditi.

Il secondo pensiero riguarda le modalità del furto. Non dev’essere facile riuscirci senza farsi notare, in mezzo a così tanta gente. Immagino abbia usato un cacciavite o qualcosa di simile per sbloccare il meccanismo. Ma soprattutto: quanti “colpi” può aver messo a segno quell’uomo stamattina? Non più di quattro o cinque, direi. Una decina se è nipote di Arsenio Lupin. In pratica, un bottino stimabile in meno di dieci Euro a fronte di un rischio davvero alto (si sa che i supermercati non sono teneri con i ladruncoli, qualunque cosa essi abbiano sottratto).
Cosa può aver spinto quell’uomo non più giovane a fare una cosa del genere? Un desiderio di sfida? L’indigenza? La fame?

Chissà. Di sicuro d’ora in poi baderò a non perdere mai di vista il mio carrello.
E mi torna in mente un episodio di qualche mese fa, quando non riuscivo a trovare lo zafferano. Dopo diversi minuti di inutili ricerche ho finalmente chiesto indicazioni a un commesso, il quale mi ha detto di rivolgermi alla cassa centrale. La cassa centrale?! Ebbene sì, le bustine di zafferano erano lì, accanto alle bottiglie di champagne e ad altre merci di pregio, inaccessibili ai clienti, sotto lo sguardo costante del personale.

Quest’oggi volevo dedicare un po’ di tempo a cercare informazioni sui prezzi degli ultimi lettori mp3 e dei televisori LCD Full-HD. Ma mi è passata la voglia.

L’invenzione della stampa… digitale?!

Monday, July 14th, 2008

Chi lavora in azienda lo sa: mai rilasciare documenti in formato Microsoft Word e, se proprio vi si è costretti, controllare con scrupolo le Properties e rimuovere opportunamente ogni informazione riservata o “sensibile”.

Dualmente (sì lo so, dualmente non è un gran termine, ma dalle mie parti si usa) non si commette peccato a sbirciare tra le proprietà di un documento ricevuto da terzi…

Talvolta capita però di imbattersi in proprietà decisamente inaspettate, come in questo caso:

Word properties snapshot

Interessante: questo documento sarebbe stato stampato nell’anno 1601, e Word ne ha diligentemente tenuto traccia.

E qui si potrebbe cominciare a fare ipotesi sull’estensore del documento, sull’aspetto del computer da lui utilizzato, sulla tecnologia delle stampanti dell’epoca… Però fermi: Word ci dice anche che il documento è stato creato nel 2004, quindi diventa più facile pensare all’opera di un viaggiatore del tempo, tornato indietro per vivere il capodanno di quattrocento anni prima e poi rimessosi al lavoro senza accorgersi di non essere ancora rientrato ai suoi giorni (forse perché un po’ brillo)…

Vabbè, come sempre la realtà porta con sé un pizzico di disillusione.

Quanta strada nei miei sandali.

Tuesday, July 8th, 2008

old car

Il mio rapporto con le automobili è piuttosto distaccato, delicato, spesso problematico ma privo di quella passione che quasi sempre lega maschietti e motori. Non che l’auto sia per me un elettrodomestico qualunque, ma quasi.
Eppure sono automunito, più per consuetudine sociale che per convinzione, e perciò costretto ad assecondare bisogni e bisognini del mezzo a quattro ruote: carburante, bollo, assicurazione, tagliando, revisione…

Ecco, proprio oggi mi sono tolto un gran peso: tagliando annuale e revisione in un colpo solo (sì, anche il bollino blu). Il sollievo è particolarmente intenso perché avevo completamente dimenticato la necessità burocratica di far revisionare periodicamente la vettura alle scadenze stabilite, perciò circolavo da qualche mese spensierato e fuori norma, esposto al rischio di multe epocali. Me ne sono accorto con orrore pochi giorni fa.

Dicevo, mi sono recato di buon mattino presso l’officina del concessionario – o concessionaria? è un’entità che nel frasario delle pubblicità ogni tanto cambia sesso –, ho lasciato lì la macchina e nel tardo pomeriggio sono passato a riprendermela. Tutto a posto, come sempre. Spesa finale superiore al preventivo, come sempre.

Oggi però ho dovuto fare i conti anche con l’ironia dell’addetto alla riconsegna auto, quella figura quasi mitologica capace di estrarre con nonchalance un qualunque mezzo da un mosaico fitto fitto di altre lamiere, che io a dover fare la stessa operazione ci metterei sessantaquattromila micromanovre e suderei almeno sette camicie – per non parlare di probabili strisciate e bolli distribuiti qua e là come fossero coriandoli a carnevale.

Ecco, quell’omino in tuta e berrettino d’ordinanza mi ha riportato lesto l’auto mettendola in posizione per l’uscita sicura dall’officina, ma per farlo non ha potuto non accenderla, e accendendola non ha potuto non illuminare il quadro, e in mezzo al quadro c’è il contachilometri, che non ha potuto non leggere.
Ecco perché ha cominciato a dispensare commenti vagamente canzonatori al mio indirizzo:

Non la usa spesso, vero?
Lo sa, la sua è più nuova di quelle che abbiamo su [in esposizione, N.d.B.].
Ci rivediamo tra un anno, perché se le dico tra 15.000 chilometri non ci rivedremo mai più.

e via di questo passo.

Io già alla seconda frecciatina meditavo sul da farsi. Esclusa l’opzione “sguardo improvviso da psicopatico assassino”, avrei magari potuto zittirlo facendo pesare un qualche titolo accademico, ma non sarebbe stato elegante né appropriato. Altro non mi è venuto in mente, così me ne sono uscito con una frase di questo tipo:

Vede, io viaggio più spesso con l’immaginazione, la fantasia.

Silenzio. Da sotto la visiera del berrettino d’ordinanza due occhi mi hanno guardato fissi fissi, seri seri, per qualche secondo. Poi ho riavuto nel palmo della mano le chiavi del mio fido autoveicolo revisionato e tagliandato e ho quindi imboccato a 60 all’ora la rampa di uscita – non prima di aver riportato il sedile di guida due o tre tacche indietro.

Ripensandoci, c’era spazio per dirottare il discorso su argomenti meno spinosi (che so, il concetto di carburatore per esempio) e così rimanere amici, o almeno in rapporti cordiali. Ma io non ho amici meccanici, non ne ho mai avuti, e riparazioni e ricambi li ho sempre dovuti pagare a prezzo pieno, e magari qualcosa in più.
Come quella volta che ho dovuto cambiare la batteria della Uno proprio sotto Natale.
Ma questa è un’altra storia.