Sanremo 2010: la prima serata.

Si rinnova l’appuntamento con il festival più festival della radiotelevisione italiana! L’incipit a cura della premiata coppia Bonolis & Laurenti toglie spazio e senso al rosso acceso di Sua Gestazione Antonellina Tesoro Clerici, sempre spontanea e convincente come le scuse del papa agli ebrei. Su tutta la prima serata sembra aleggiare l’ombra di Morgan: nel commosso ricordo della conduttrice, nelle esibizioni acide di certi cantanti, nei bilanci della famiglia Cassano, nel fumo coreografico che ogni tanto sbuffa fuori dal fondale. Tutto il resto è mòseca, o quasi.

SANREMO 2010: PRIMA SERATA (da corriere.it)

Ti che te tachi i Takk. Si chiama ancora festival della canzone italiana ma l’esterofilia dilaga. Lo stacchetto ufficiale (quello che rimpiazza il nazional-pippobaudiano ma originale Perché Sanremo è Sanremo) è preso dal brano Hoppípolla dei Sigur Rós, un gruppo islandese. La prima canzone del festival è cantata in inglese da Luca Laurenti. Le trombe del giudizio della giuria ricalcano le note iniziali di Fanfare for the common man (!) di Copland. Nino D’Angelo canta in napoletano. Antonio Cassano si esprime in una lingua diversa dalla nostra. Insomma, avanti così.

La tua nonnetta sempre. Il look di Irene Grandi deve averlo studiato un Carlo Rambaldi triste. Smagrita, invecchiata, imbruttita, baustellata, la cantante toscana punta evidentemente a rimpiazzare la Montessori sulle mille lire.

Lasciatelo stonare. Toto Cutugno verrà ricordato per essere stato il primo a portare la dodecafonia al festival. O forse il secondo.

Le matte Arisate. Seria preoccupazione desta l’escalation del look di Arisa, la cui chioma passa da una frangetta ben stesa a un nido di quaglie calpestato, i cui occhiali passano dal nero spigoloso a due hula hoop in stile Ciancimino jr. Preallertiamo i cani in aeroporto e confidiamo in un effetto Morgan anche per lei. O magari in un duetto con Zarrillo.

Su di noi nemmeno i Savoia. Dopo l’esibizione di Pupo e di Emanuele Filiberto non si sa bene come abbia votato la giuria demoscopica ma pare che abbia vinto la Repubblica.

Si sta come foglie, e poi. La Ayane è bravina ma da quando mi hanno detto che sta con Cremonini è precipitata giù giù nella mia personale classifica di gradimento, ora viene subito dopo Anna Identici. La sua canzone purtroppo è debole e banalotta. In compenso la sua acconciatura era degna di Grace Jones. O di Andrea Lucchetta.

Englaro que si. A dir la verità, Povia ormai è diventato prevedibile. L’aspetto più positivo del suo brano è il ritorno della vocalist malmostosa, che tanti upskirt ci ha saputo regalare in passato.

Moroelettrico è laggiù. Fabrizio Moro ha chiuso le ostilità canore con un brano più dinamico e allegro del previsto. Come è già stato fatto notare, a quanto pare s’è magnato li Sud Sound System tutti interi e sul palco dimostra di averli graditi.

Corpo grosso. Il momento più audace del festival è il burlesque di Dita von Teese. Sensuale come una multa sul cruscotto, la ex del sobrio Marylin Manson si esibisce sorridente nel solito togli-togli-ma-non-troppo per poi sguazzettare felice nel bicchierone mezzo vuoto. La Clerici ha preso appunti e domani ripeterà il numero, in arrivo a Sanremo una botte in acciaio zincato donata dal sig. Tavernello. L’ultima sera toccherà a Sandra Milo, in collegamento esterno da Bracciano, pare.

Alla fine della fiera, eliminati (giustamente) Pupo e i suoi nostalgici, Nino D’Angelo e Toto Cutugno.

Il festival è anche su FriendFeed! Per esempio qui e qui.

2 Responses to “Sanremo 2010: la prima serata.”

  1. Graziella Says:

    Spassosissima la tua cronaca!
    Visto che non ci sono più i Gialappi aspetto anche le altre puntate!
    Bentornato!

  2. ziomau Says:

    Ciao Graziella, sei sempre gentilissima! Grazie a te! :-)

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