Sanremo 2009: la seconda serata.

Patty Pravo a Sanremo 2009 (foto Corriere.it)

Àlzati in piedi. È un festival che prende lentamente forma, finalmente. Non nella struttura, non nelle canzoni, non negli spot nasce la (timida) novità, bensì in tutti gli altri spazi al riparo dalla routine. Negli anfratti colonizzati dalle gag di Bonolis e Laurenti, per esempio. O nelle prime digressioni del conduttore dai soliti testi preconfezionati. Forse persino nella scelta di certi ospiti. Non ancora un festival memorabile, dunque, ma per molti versi apprezzabile.

Flammis acribus addictis. Non è il nude look di Patty Pravo a turbarmi, bensì l’insistito tentativo di accostare musica classica a musica più moderna, come a voler riconciliare due mondi ritenuti troppo distanti. Deve essere chiaro però che non basta piazzare due schitarrate sotto la Turandot per firmare la “pace di Sanremo”. Non è sufficiente nemmeno aprire la serata col Dies Irae del Requiem di Mozart per poi mandarlo a stamparsi contro un muro (quello dei Pink Floyd). Ma stasera c’è Allevi. Ah beh, allora stiamo tutti tranquilli.

Vedo, non sento, parlo. Leggo che l’Osservatore Romano s’è preso la briga di stroncare il festival. Eppure ho visto molti cantanti travolti dall’afflato mistico volgere lo sguardo al cielo, come a voler trovare l’ispirazione. O forse erano solo occhi che cercavano il gobbo elettronico, attaccato in alto alla balaustra della galleria.

Gne gne gne. I detrattori “a prescindere” del festival mi mettono tristezza. Non basta criticare per essere dei critici. Eppure la rete è piena di chirichetti del nulla che, in virtù di qualche ascolto sopra la media affrontato in gioventù, si sentono in diritto di gettare fango su qualsiasi cosa si muova dentro e fuori il festival, senza spiegazioni né confronto. E quel che è peggio è che fanno proseliti. Bah.

Leave a Reply