Sanremo 2009: la prima serata.

Il festival che non c’è. Si temeva un festival grigio, si è ottenuto un festival trasparente, così trasparente da non comparire tra i titoli dei giornali radio del mattino, da faticare a guadagnare pochi centimetri quadrati sulle prime pagine dei quotidiani online. Bonolis è sicuramente riuscito nell’intento di smagrire il programma, eliminando alcuni orpelli e molta cartapesta. Si è dimenticato però di cambiarne il canovaccio, lasciando quindi intatto l’abituale scheletro televisivo: il presentatore, la spalla, la pseudo-valletta belloccia e impacciata, le cinque interminabili serate di gara, le parentesi pseudo-impegnate, gli ospiti italiani e stranieri… Ecco perché quest’anno tutto sa di già visto e di già sentito, stonature d’autore incluse.
Lavorare stanca. A un primo ascolto, quello 2009 sembra il festival delle rievocazioni e delle citazioni a buon mercato. Si è cominciato con un Puccini strapazzato in contumacia da Mina. Si è proseguito con canzoni piuttosto banali in cui può sembrare di riconoscere melodie già note e frasi prese a prestito da testi famosi. Anche Bonolis ci ha tenuto a citare Pavese. È un modo come un altro per fare economia, di idee e di sforzi, e in tempo di crisi non è poco.
Cosa resterà. Della prima serata rimangono solo pochi momenti degni di nota. Una Dolcenera “rompighiaccio”, sbarazzina in abito viola e guanciotte rosse, che canta di sbieco à la Lilli Gruber. L’allegra giuria demoscopica Ipsos ospitata in galleria, a fare da rinforzo alla claque e al famigerato pubblico di pietra dell’Ariston. Le scritte in sovraimpressione praticamente illeggibili. Le molte battute di Benigni andate a vuoto, pietosamente ripetute e semplificate fino a smuovere un incerto applauso. L’espressione di Del Noce mentre Benigni nominava Berlusconi (il direttore ha impiegato un quarto d’ora buono per tornare a far finta di sorridere).
February 18th, 2009 at 17:29
ostia. ho visto mezzora di festival eppure le ho notate tutte (e le condivido)