Archive for July, 2008

L’invenzione della stampa… digitale?!

Monday, July 14th, 2008

Chi lavora in azienda lo sa: mai rilasciare documenti in formato Microsoft Word e, se proprio vi si è costretti, controllare con scrupolo le Properties e rimuovere opportunamente ogni informazione riservata o “sensibile”.

Dualmente (sì lo so, dualmente non è un gran termine, ma dalle mie parti si usa) non si commette peccato a sbirciare tra le proprietà di un documento ricevuto da terzi…

Talvolta capita però di imbattersi in proprietà decisamente inaspettate, come in questo caso:

Word properties snapshot

Interessante: questo documento sarebbe stato stampato nell’anno 1601, e Word ne ha diligentemente tenuto traccia.

E qui si potrebbe cominciare a fare ipotesi sull’estensore del documento, sull’aspetto del computer da lui utilizzato, sulla tecnologia delle stampanti dell’epoca… Però fermi: Word ci dice anche che il documento è stato creato nel 2004, quindi diventa più facile pensare all’opera di un viaggiatore del tempo, tornato indietro per vivere il capodanno di quattrocento anni prima e poi rimessosi al lavoro senza accorgersi di non essere ancora rientrato ai suoi giorni (forse perché un po’ brillo)…

Vabbè, come sempre la realtà porta con sé un pizzico di disillusione.

Tre finestre sulla TV.

Saturday, July 12th, 2008

Oggi mi sono affacciato tre volte sulla TV e i suoi programmi. Ecco cosa ho visto.

Non sono un appassionato di animali ma Pongo & Peggy mi è piaciuto. Semplice e spontaneo, il recente programma di RaiUno si occupa dei nostri amici a quattro zampe senza retorica da prima serata (vedi Mi fido di te) né rocciosi attivismi (vedi certe pasionarie dell’animalesimo catodico).
Elisa Isoardi La conduttrice – Elisa Isoardi, già notata non molto tempo fa in Italia che vai insieme all’eclettico Guido Barlozzetti – è spigliata e misurata. Si fanno però apprezzare in particolar modo i consigli dispensati dagli esperti, una veterinaria e un comportamentalista, che finalmente – finalmente! – insegnano senza remore ad adulti e bambini come comportarsi correttamente con le bestiole domestiche in carne e ossa che hanno in casa (e non con i cartoni animati della loro fantasia).
Nell’insieme il programma riesce a riconciliare con il vicino mondo animale anche chi, come me, non lo ha mai frequentato molto, e soprattutto fornisce esempi e informazioni utili a evitare inconvenienti piccoli e grandi, come certi incidenti dovuti all’ignoranza dei padroni («…ma finora era sempre stato buonissimo con i bambini…»).

logo Su al sud

Su RaiDue, nell’ambito del ciclo Su al sud (a sua volta collocato in quello Nati in Italia) è andata in onda la replica di un bel documentario sulla Sicilia: “Luoghi e luoghi comuni“. Attraverso immagini e conversazioni recenti e non (Domenico Modugno, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Pino Caruso, Leo Gullotta, Gianfranco Jannuzzo, Maria Grazia Cucinotta e altri) il programma ha sorvolato con leggerezza e cognizione di causa i cardini di una mentalità meridionale troppo spesso fraintesa e bistrattata. Il rapporto con la morte, quello con la vita, la voce e il silenzio. Un documentario da cineteca, sobrio e malinconico, firmato da Edmondo Berselli.

Gianfranco FunariOggi è morto Gianfranco Funari. Il “giornalaio” dalla parte della ggente. Lottava da diverso tempo con una salute piuttosto precaria. In queste ore giornali e televisioni lo stanno abbondantemente ricordando e celebrando, con la dose di retorica prescritta in casi come questi.
Io preferisco ricordarlo nella sua ultima, sfortunata conduzione televisiva: Apocalypse show. Una scommessa, un progetto molto interessante (firmato da Diego Cugia) presto naufragato sugli scogli dei bassi ascolti e poi snaturato e tenuto artificialmente in vita ancora poche puntate per volere dell’insensibile establishment di RaiUno. Un tristissimo calvario artistico che l’inamovibile Del Noce avrebbe potuto risparmiare a un uomo come Funari.
Vorrei dire a Cugia (ma anche a Esther Ortega e a Fabio De Luigi) che la loro coerenza è stata apprezzata e che il loro tentativo non sarà dimenticato, anche per l’affetto per molti versi riservato a Funari nei panni di quel saggio e malinconico vecchietto su trono a rotelle, alle prese con il tempo che fugge.
Vorrei dire a Funari – ora che la fine del mondo per lui è arrivata davvero, ora che gli avvoltoi possono sgombrare il campo – che guardavo Aboccaperta, che simpatizzavo per la sua popolare e dolorosa verve, e che condividevo alcune delle sue battaglie. A Morena Zapparoli rivolgo un pensiero affettuoso.

Quanta strada nei miei sandali.

Tuesday, July 8th, 2008

old car

Il mio rapporto con le automobili è piuttosto distaccato, delicato, spesso problematico ma privo di quella passione che quasi sempre lega maschietti e motori. Non che l’auto sia per me un elettrodomestico qualunque, ma quasi.
Eppure sono automunito, più per consuetudine sociale che per convinzione, e perciò costretto ad assecondare bisogni e bisognini del mezzo a quattro ruote: carburante, bollo, assicurazione, tagliando, revisione…

Ecco, proprio oggi mi sono tolto un gran peso: tagliando annuale e revisione in un colpo solo (sì, anche il bollino blu). Il sollievo è particolarmente intenso perché avevo completamente dimenticato la necessità burocratica di far revisionare periodicamente la vettura alle scadenze stabilite, perciò circolavo da qualche mese spensierato e fuori norma, esposto al rischio di multe epocali. Me ne sono accorto con orrore pochi giorni fa.

Dicevo, mi sono recato di buon mattino presso l’officina del concessionario – o concessionaria? è un’entità che nel frasario delle pubblicità ogni tanto cambia sesso –, ho lasciato lì la macchina e nel tardo pomeriggio sono passato a riprendermela. Tutto a posto, come sempre. Spesa finale superiore al preventivo, come sempre.

Oggi però ho dovuto fare i conti anche con l’ironia dell’addetto alla riconsegna auto, quella figura quasi mitologica capace di estrarre con nonchalance un qualunque mezzo da un mosaico fitto fitto di altre lamiere, che io a dover fare la stessa operazione ci metterei sessantaquattromila micromanovre e suderei almeno sette camicie – per non parlare di probabili strisciate e bolli distribuiti qua e là come fossero coriandoli a carnevale.

Ecco, quell’omino in tuta e berrettino d’ordinanza mi ha riportato lesto l’auto mettendola in posizione per l’uscita sicura dall’officina, ma per farlo non ha potuto non accenderla, e accendendola non ha potuto non illuminare il quadro, e in mezzo al quadro c’è il contachilometri, che non ha potuto non leggere.
Ecco perché ha cominciato a dispensare commenti vagamente canzonatori al mio indirizzo:

Non la usa spesso, vero?
Lo sa, la sua è più nuova di quelle che abbiamo su [in esposizione, N.d.B.].
Ci rivediamo tra un anno, perché se le dico tra 15.000 chilometri non ci rivedremo mai più.

e via di questo passo.

Io già alla seconda frecciatina meditavo sul da farsi. Esclusa l’opzione “sguardo improvviso da psicopatico assassino”, avrei magari potuto zittirlo facendo pesare un qualche titolo accademico, ma non sarebbe stato elegante né appropriato. Altro non mi è venuto in mente, così me ne sono uscito con una frase di questo tipo:

Vede, io viaggio più spesso con l’immaginazione, la fantasia.

Silenzio. Da sotto la visiera del berrettino d’ordinanza due occhi mi hanno guardato fissi fissi, seri seri, per qualche secondo. Poi ho riavuto nel palmo della mano le chiavi del mio fido autoveicolo revisionato e tagliandato e ho quindi imboccato a 60 all’ora la rampa di uscita – non prima di aver riportato il sedile di guida due o tre tacche indietro.

Ripensandoci, c’era spazio per dirottare il discorso su argomenti meno spinosi (che so, il concetto di carburatore per esempio) e così rimanere amici, o almeno in rapporti cordiali. Ma io non ho amici meccanici, non ne ho mai avuti, e riparazioni e ricambi li ho sempre dovuti pagare a prezzo pieno, e magari qualcosa in più.
Come quella volta che ho dovuto cambiare la batteria della Uno proprio sotto Natale.
Ma questa è un’altra storia.

Le pareti del cervello non hanno più finestre.

Sunday, July 6th, 2008

La “ginnastica cerebrale” fa sudare? Pare di no, ecco perché una trasmissione come Usa la testa! ben si adatta a un afoso sabato sera italiano (un sabato qualunque, del resto, anche se il peggio non è ancora passato).
Il programma andato in onda ieri sera su RaiUno è sembrata la versione televisiva di un brain trainer, uno di quei fortunati gingilli elettronici che a forza di domandine basate su logica e intuito ci permettono di calcolare la nostra “età mentale” (molto meglio di un Tamagotchi). In realtà Usa la testa! si basa su un format straniero adattato per Endemol da Massimo Romeo Piparo (neanche fosse un musical) e per questo “numero zero” affidato alla conduzione di Caterina Balivo al grido di «alleniamo il cervello, non (solo) i muscoli».

Caterina BalivoQuesti gli ingredienti principali oltre alla risoluta scollatura della Balivo: le squadre in gara (quattro, suddivise per categoria di età), i “caposquadra” VIP (Giancarlo Magalli, Marina Ripa di Meana, Barbara Matera e un bambino-attore a me sconosciuto), gli “esperti” (tra cui un partecipe e assennato Alessandro Cecchi Paone, un distratto Mario Tozzi, il campione italiano di Sudoku e l’ipotricotico esperto vero e proprio che ha curato le domande), gli ospiti (Manuela Aureli, Paolo Belli, Bobby Solo, l’immarcescibile Silvan e un collega illusionista di nome Erix Logan), l’orchestra e i balletti di Bill Goodson (coreografo già notato e apprezzato ai tempi degli show di Panariello).

L’idea di base del programma, seppure non originale (sono tanti gli esempi di quiz con domande a tema e relativo calcolo del profilo finale, per esempio il recente Fratelli di test) si è rivelata interessante e più solida del previsto.
Peccato però per alcuni aspetti della realizzazione: bravina la Balivo ma lasciata troppo sola, aggrappata con poco mestiere al suo artefatto entusiasmo, alla sua autoironia e alla sua voglia di esserci; estenuanti le quaranta domande centellinate in quasi tre ore di durata complessiva; discutibile la scelta di alcuni ospiti, tra cui una Barbara Matera giovane attrice (?) troppo piena di sé – nel sen(s)o buono – e convinta di saper essere spiritosa, e una Ripa di Meana fuori controllo, dal contegno e dalle esternazioni sorridenti ma non certo nobili.
Migliorabile anche la parte più tecnica legata alle domande: alcune erano malposte o mal supportate dalla grafica a video. Inoltre, ho messo da parte diversi dubbi su certe spiegazioni “scientifiche” poco ortodosse che sono state fornite durante la trasmissione in tema di cervello e dintorni.

In sintesi, Usa la testa! è un esperimento riuscito a metà. C’è del buono da poter riciclare, ma il carrozzone dev’essere alleggerito in più punti per non rischiare di diventare solo un allenamento allo sbadiglio.

Semi di guerra e pace.

Friday, July 4th, 2008

seeds in hands

Ieri sera a SuperQuark è andato in onda un interessante servizio sulle banche dei semi a tutela della biodiversità. Si è parlato per esempio della più grande banca fitogenetica del mondo, recentemente inaugurata in Norvegia. C’è stato però anche un breve accenno a un’analoga realtà italiana, molto meno edificante…

Sulla base di quel poco che avevo intrasentito, ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato un articolo che racconta i particolari del “fattaccio”. A quanto si legge è l’ennesima vicenda italiana in cui l’eccellenza della Ricerca cede il passo a sciocche lotte di potere, massimizzando il danno. Niente di nuovo sotto il sole, tuttavia può essere utile fermarsi a riflettere anche su episodi apparentemente marginali come questo.

La guerra dei semi. L’arca dei vegetali distrutta dalla rivalità tra due professori

A Bari era custodito un tesoro. Ottantamila semi di piante in via d’estinzione raccolti in tutto il mondo e gelosamente conservati nelle celle refrigerate dell’Istituto di Germoplasma dal 1969. Era la culla della biodiversità mondiale e del suo patrimonio genetico. Ora il tesoro di Bari non esiste più. O quasi. Il 40% dei semi è morto, gli altri che restano sono moribondi.

(via Arianna Editrice)