Maturitwittando in generale.

Una delle tracce di italiano preparate per l’esame di maturità 2008 si è occupata delle “nuove” forme di comunicazione basate sui telefonini e su Internet:
Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale. Non è possibile definire questo cambiamento in termini qualitativi, si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini. Quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta di scrittura, impronte, odori e attesa, tanto quella di oggi è impersonale e immediata. Discuti la questione proposta illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, gli aspetti che ritieni più significativi.
Il tema è senz’altro interessante, ho quasi la tentazione di tornare studente e svolgerlo… Ma resisterò, limitandomi a qualche considerazione personale sulla traccia proposta.
Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail.
Non credo che la missiva cartacea sia davvero passata di moda, specie per un certo tipo di comunicazione a prevalente contenuto emozionale (lettere d’amore, certo, ma non solo).
Ora che ci penso, anche la banca mi scrive lettere tradizionali, che però non si sono mai rivelate molto affettuose (almeno per ora). Per non parlare dei quintali di carta che mi arrivano dall’amministratore di condominio, dalle ONLUS in cerca di contributi, dal supermercato con i suoi prodotti scontati, dai gestori di luce e gas… Beh, a volte anche una bolletta può comunicare un’emozione!
Dimenticavo: io scriverei SMS ancora a lettere maiuscole, e chiamerei la posta elettronica e-mail.
Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale.
L’affermazione è discutibile. Anzitutto, abbreviazioni come “nn” o “xò” fanno rabbrividire chiunque abbia superato con successo la fase adolescenziale, quindi mi aspetto che vengano usate da una minoranza della popolazione. Inoltre, potrei ancora tollerare un paio di abbreviazioni in un SMS, ma mai e poi mai in una e-mail (specie se formale). È una questione di rispetto, per gli interlocutori e per la lingua italiana.
Aggiungo che ci vuole un bel coraggio a tracciare l’equazione abbreviazione = funzionale velocità. Anche perché per decifrare certi acronimi “moderni” occorrono interi quarti d’ora, e in generale la chiarezza e la comprensibilità ne risultano deturpate.
Non è possibile definire questo cambiamento in termini qualitativi
Mi sfugge il senso di questa affermazione. Farlo in termini quantitativi sarebbe invece più agevole? Mah.
si può però prendere atto della differenza delle modalità di impatto che questa nuova forma di comunicazione ha sulle relazioni tra gli uomini
Devo dire che “modalità di impatto” evoca più che altro scene da film tipo Armageddon. E poi non sarebbe stato difficile scrivere “tra le persone” anziché offrire il fianco alle solite accuse di sessismo linguistico.
Quanto quella di ieri era una comunicazione anche fisica, fatta di scrittura, impronte, odori e attesa, tanto quella di oggi è impersonale e immediata.
Ecco tornare di nuovo il tormentone in stile “ai miei tempi…”. Chi ha scritto questa frase non ha la minima idea della fatica necessaria a scrivere un testo importante sulla tastiera di un computer, con tutto ciò che inevitabilmente comporta: impegno mentale e fisico, personalissimo, continuato nonché costellato da numerose impronte (sugli odori preferisco sorvolare).
L’attesa, poi, meriterebbe da sola un trattato a parte. L’attesa di un messaggio, un cenno, una risposta, un bip sul cellulare o una finestrella che lampeggia sullo schermo. O la semplice attesa del momento giusto per scrivere. Quante ansie, quanto desiderio, quanta speranza, quanta disillusione, quanti rimpianti, quanti rimorsi. Ah sì, talvolta anche un pizzico di gioia e di soddisfazione, ma senza esagerare. C’è chi, a pensarci bene, a modo suo è tuttora in attesa… Non faccio nomi.
Discuti la questione proposta illustrandone, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, gli aspetti che ritieni più significativi.
Non sarebbe stato più serio ed elegante dare del lei ai maturandi? O magari privilegiare una forma impersonale? Comunque sia, più che “proposta” qui la questione mi sembra “imposta”.
In buona sostanza, questa traccia non sta in piedi e getta una luce piuttosto inquietante sulla competenza degli estensori. A meno di non volerla interpretare come una provocazione (ma, trattandosi appunto di una serie di affermazioni non documentate, è probabile che in molti all’esame le abbiano pigramente assecondate imbastendovi sopra un po’ di luoghi comuni sufficienti ad accontentare una commissione di vecchietti e-analfabeti).
In estrema sintesi, qualcosa tipo: ma LOL!! ^__^ *send*